Biologia riproduttiva del capriolo

Tra i grandi mammiferi che popolano le nostre foreste, il capriolo (Capreolus capreolus) rappresenta un caso di studio etologico molto interessante. Sebbene appaia come una creatura timida ed elusiva, durante la stagione riproduttiva questo cervide mette in atto strategie biologiche e sociali uniche, culminando in quello che è forse l’adattamento più affascinante del mondo dei mammiferi europei: la gestazione differita.

Il rituale degli amori

Sebbene il vero e proprio periodo degli amori avvenga in estate, il “motore” della riproduzione si accende molto prima. Abbiamo già trattato in un altro articolo la fase territoriale del capriolo, trasformativa per la socialità dei maschi, che tra la fine della primavera e metà dell’estate diventano irritabili, iniziando a stabilire gerarchie ed un controllo stretto del territorio.

Il culmine dell’attività riproduttiva avviene tra la metà di luglio e la metà di agosto. È un periodo di grande dispendio energetico, specialmente per i maschi, che possono perdere sensibilmente peso a causa dell’incessante pattugliamento e dei corteggiamenti. A differenza di altri cervidi che formano harem (come il cervo), il capriolo è poligamo ma non gregario: il maschio dominante si accoppia con le femmine che transitano nel suo territorio, ma tende a formare legami di coppia temporanei.
Le “sottili” (femmine di un anno che non hanno ancora avuto piccoli) sono solitamente le prime a entrare in estro, seguite dalle femmine adulte che hanno ancora prole al seguito.

L’estro della femmina è singolo e di brevissima durata: la finestra di ricettività rimane aperta per sole 36-48 ore una volta all’anno! Per ottimizzare questo brevissimo lasso di tempo, la femmina assume un ruolo attivo e selettivo: mentre il maschio è vincolato a restare nel suo territorio per non perderne il controllo, la femmina in estro compie ampie escursioni, muovendosi per lunghi tratti e attraversando diversi domini maschili per valutare il vigore dei potenziali partner.

Studi condotti su popolazioni monitorate a lungo termine, come quella della Riserva di Chizé in Francia, hanno rivelato anche una sorprendente selettività basata sull’età. Le femmine adulte (2-6 anni) preferiscono maschi della loro stessa classe d’età nel pieno delle forze. Le femmine anziane (oltre i 7-8 anni) evitano quasi sistematicamente i maschi senescenti, preferendo investire il loro ultimo capitale riproduttivo accoppiandosi con maschi adulti maturi.

Il corteggiamento è una danza estenuante di inseguimenti.
Inizialmente, la femmina può simulare indifferenza o fuggire, ma se il maschio desiste, è lei stessa a sollecitarlo con deboli fischi e avvicinamenti. L’inseguimento si struttura su traiettorie geometriche ripetitive intorno a ostacoli naturali come alberi o grandi massi. La femmina precede il maschio di pochi metri, disegnando cerchi o forme a otto. Questo rituale può durare ore, e il calpestìo prolungato degli zoccoli finisce per erodere la vegetazione, lasciando sul terreno piste circolari perfettamente visibili note popolarmente come “giostre”. Questo comportamento sarebbe stato selezionato dall’evoluzione con lo scopo di permettere alla femmina di testare le qualità fisiche del maschio prima di concedere la copula.

Una delle nostre fototrappole ha ripreso quella che potrebbe essere proprio una “giostra”: maschio e femmina impegnati in un inseguimento su traiettorie circolari attorno ad ostacoli naturali. Il periodo della ripresa è leggermente anticipato rispetto al culmine atteso, ma c’è da dire che quest’anno (2026) l’estate è arrivata con largo anticipo, quindi non escludiamo che si tratti proprio di questo comportamento.

La diapausa embrionale e il parto

Ciò che accade dopo la fecondazione è un aspetto molto interessante della biologia del capriolo, anche se non è certo un caso unico in natura: se la gravidanza procedesse normalmente, i piccoli nascerebbero in pieno inverno, con scarse possibilità di sopravvivenza. La natura ha quindi selezionato una strategia definita diapausa embrionale o embriostasi. Lo sviluppo embrionale si articola infatti in due fasi distinte:

  • Fase di quiescenza (agosto – dicembre): l’ovulo fecondato si divide fino a raggiungere circa 30 cellule, ma non si impianta nella parete uterina. Rimane libero nell’utero per circa 5 mesi, accrescendosi in modo impercettibile (da 0,1 a 2 mm).
  • Fase di gestazione attiva (gennaio – maggio): verso la fine di dicembre o l’inizio di gennaio, l’embrione si “risveglia”, si impianta nell’utero e riprende lo sviluppo fetale, che durerà altri 5 mesi circa.

In totale, la gestazione completa dura tra i 280 e i 300 giorni (circa 9-10 mesi), un periodo particolarmente lungo per animali di questa taglia, ma necessario per sincronizzare le nascite con il picco della vegetazione primaverile, tra maggio e giugno.

Le femmine, ormai prossime al parto, si isolano cercando luoghi riparati nell’erba alta: di norma nascono due piccoli (uno solo per le femmine al primo parto), dal mantello bruno fittamente maculato e praticamente senza odore, caratteristiche che garantiscono loro un mimetismo perfetto contro i predatori, quando vengono lasciati soli dalle madri mentre queste vanno in cerca di cibo.

In questo video la fototrappola ha ripreso la madre con il suo piccolo in due momenti diversi, a circa due settimane di distanza. Nel video diurno a colori si nota bene il mantello più scuro e maculato del cucciolo, che è ancora un po’ incerto sulle zampe, ma decisamente più sicuro nella ripresa successiva.

Non toccate i piccoli dei cervidi!

Se camminando per sentieri tra fine aprile e giugno ci imbattiamo in un cucciolo di capriolo nascosto nel fitto dell’erba, non bisogna pensare che sia stato abbandonato: il suo istinto lo porta a rimanere immobile come autodifesa e la madre è sicuramente nei paraggi. Si tiene a debita distanza per non attirare i predatori nel luogo in cui lo ha nascosto, mentre si rifocilla per sé e per produrre il suo latte. Il cucciolo non va assolutamente toccato o spostato: il nostro odore lasciato sull’animale potrebbe impedire alla madre di continuare ad accudirlo in modo adeguato, condannandolo a morte quasi certa. L’unica cosa giusta da fare è allontanarsi velocemente e silenziosamente.
Queste indicazioni valgono per qualunque cucciolo di cervide, non solo per i caprioli.

Fine degli “amori”

Tra fine agosto e inizio settembre i livelli di testosterone nel sangue dei maschi di capriolo diminuiscono, scompare qualsiasi interesse sessuale per le femmine e presto hanno termine anche i comportamenti di difesa territoriale (raspate, “fregoni”, esibizioni aggressive). Le femmine riprendono il loro stretto rapporto con la prole e i maschi entrano in una “fase indifferente”, in cui non hanno più forti istinti individualistici ma non hanno ancora una tendenza gregaria.
Intorno a ottobre perderanno il palco ed entreranno nella “fase di raggruppamento”,
unendosi a piccoli gruppi famigliari femminili per trascorrere insieme l’inverno.

Fonti

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