La territorialità del capriolo

Frequentando le aree boschive del nostro Appennino si possono a volte notare, tra la fine dell’inverno e durante l’estate, piccoli alberelli scortecciati o chiazze di terreno nudo, graffiato, ma in modo decisamente diverso dalle classiche “grufolate” dei cinghiali: con ogni probabilità sono i segni lasciati da un maschio adulto di capriolo, che investe una considerevole quantità di energia per marcare il possesso del proprio territorio.

La territorialità del capriolo è un comportamento stagionale, che si manifesta già a fine inverno, quando i maschi iniziano a ristabilire i confini dei propri domini e culmina in estate, fino alla stagione degli amori (luglio-agosto), quando la difesa del territorio diventa essenziale per garantirsi l’accesso alle femmine che vi transitano.

La dimensione di questi domini può variare molto, in genere tra i 10 e i 40 ettari, ma può arrivare fino a 60, a seconda della qualità dell’habitat e della densità della popolazione, della conformazione del paesaggio, della disponibilità di cibo e di luoghi di rifugio. I territori di minore estensione sono di norma quelli più ricchi di alimenti, più sicuri e meglio difendibili.

Per far sapere a tutti che un certo territorio ha un padrone, il capriolo utilizza un linguaggio fatto di segni visivi, chimici e acustici.

I “fregoni”

Il maschio sfrega vigorosamente i palchi contro arbusti e piccoli tronchi. Questo comportamento serve a due scopi: pulire i palchi dal “velluto” (il tessuto vascolarizzato che li ricopre durante la crescita) e, soprattutto, lasciare una firma odorosa tramite le ghiandole poste alla base dei palchi, che secernono sostanze chimiche che si depositano sui tronchi durante lo sfregamento.

Le “raspate”

Oltre a sfregare i palchi, il capriolo esegue anche le raspate, cioè scava il terreno con gli zoccoli. Le raspate assolvono sia a una funzione visiva sia a una olfattiva: lo scavo lascia segni evidenti sul terreno, mentre le ghiandole interdigitali delle zampe posterioni producono la marca olfattiva.

L’abbaio del capriolo

Se i segnali visivi e chimici sono la diplomazia silenziosa, l’abbaio (o tecnicamente schiocco) è la comunicazione a lunga distanza: il capriolo emette un verso, simile a quello di un cane, ripetuto più volte. Non è solo un segnale di allarme contro i predatori: in ambito territoriale, i maschi “abbaiano” per dichiarare la propria presenza o per rispondere a rumori sospetti o a disturbi nel proprio dominio.

Almeno una volta ci è capitato di attraversare il territorio di un maschio e di essere “accolti” dal suo abbaiare indispettito, che è continuato anche mentre l’animale si allontanava da noi per mantenere un’adeguata distanza di sicurezza.

Il video

Negli spezzoni di video ripresi dalle nostre fototrappole si può vedere un maschio che frequenta la zona alle prese con la marcatura del suo territorio: le raspate qui sono riprese durante la notte, mentre si può osservare un “fregone” fatto durante il giorno.

Fonti

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